Francia — Senegal: l'esordio mondiale invita alla prudenza, e i gol potrebbero scarseggiare
C'è una verità poco romantica sui debutti mondiali: raramente sono feste del gol. Sono partite in cui due squadre si studiano come scacchisti diffidenti, dove il timore di sbagliare il primo passo pesa più della voglia di stupire. E Francia-Senegal, a MetLife Stadium, ha tutta l'aria di rispettare questa tradizione.
Il mercato, va detto, ha le sue ragioni a vedere la Francia padrona: rosa più profonda, attacco che nelle amichevoli di giugno ha ronzato che è un piacere, e un Olise in stato di grazia capace di firmare una tripletta contro l'Irlanda del Nord. Deschamps ha persino scelto un 4-2-3-1 più sbilanciato in avanti, con Dembélé, Olise, Doué dietro Mbappé. Tutto bello, tutto offensivo. C'è solo un piccolo dettaglio che la linea sembra aver messo sotto il tappeto.
Il Senegal che gioca, non quello che è affondato
Quel Senegal travolto 3-2 dagli Stati Uniti — con la difesa definita dalla stampa locale un "naufrage total" — non esiste più. Koulibaly e Idrissa Gana Gueye, i due grandi dubbi delle ultime settimane, sono recuperati e attesi titolari. Significa leadership in mezzo alla difesa e un mediano che spazza palloni davanti alla retroguardia. È un'altra squadra, semplicemente.
E qui sta il punto: la Francia di giugno ha sì segnato, ma ha anche incassato gol da educande. Côte d'Ivoire l'ha punita in transizione, l'Irlanda del Nord ha trovato il varco alla prima occasione vera. Deschamps stesso ha parlato di "piqûre de rappel". Un attacco brillante e una difesa distratta non fanno automaticamente una valanga di reti: spesso fanno una partita tirata.
La logica del torneo gioca a favore del muro
Pape Thiaw ha tutta la rosa a disposizione e l'intenzione di mostrare la "vraie version" del Senegal. Ma il buon senso da torneo suggerisce un piano preciso: blocco medio compatto, duelli con Gueye e Pape Gueye, e ripartenze affilate per Mané, Sarr e Jackson. Per i Leoni anche una sconfitta di misura, senza dissesti nella differenza reti, è un risultato accettabile; un pareggio sarebbe un trionfo. Hanno ogni interesse a strozzare il ritmo. E che ci riescano lo dimostra lo 0-0 strappato all'Arabia Saudita pochi giorni fa.
L'alternativa più seduttiva sarebbe l'handicap francese: i Bleus che vincono con due gol di scarto. Tentatore, certo, vista la classe. Ma battere con scioltezza una difesa ritrovata, all'esordio e con tutta la prudenza del caso, mi pare un ottimismo eccessivo. Il pareggio per copione? Una lotteria, non un valore.
La fiducia resta misurata, lo ammetto: l'attacco francese può chiudere il discorso in venti minuti di follia. Per questo la posta è prudente. Ma la trama complessiva — esordio cauto, Senegal rinforzato e motivato a chiudere gli spazi — suggerisce che superare quota due gol e mezzo sia meno scontato di quanto il banco lasci credere.







