Argentina — Egypt: l'ostacolo egiziano vale un handicap

L'Argentina arriva a questo ottavo di finale con un'etichetta da favorita assoluta, ma l'ultima partita ha mostrato crepe evidenti. Contro Capo Verde, una squadra nettamente meno quotata, i campioni del mondo hanno sofferto per 120 minuti e si sono salvati solo con un autogol nel finale. Non proprio un segnale di dominio schiacciante.
Un'Egitto già temprato dall'emergenza
L'Egitto, dal canto suo, ha dimostrato una resilienza notevole. Pareggi con Belgio e Iran, entrambe avversarie di livello, e vittoria ai rigori contro l'Australia: un percorso che parla di carattere e organizzazione, non di fortuna. Hossam Hassan ha costruito un blocco difensivo compatto, che ha concesso un solo gol su azione in quattro partite.
Le assenze pesano sugli egiziani: Ahmed Fattouh e Mohamed Abdelmonem sono out, e la difesa è rimaneggiata. Ma il lavoro tattico è tale che anche con Yasser Ibrahim e Ramy Rabia al centro, la squadra ha retto. Contro l'Australia l'unico gol subito è stato un autogol, non una vera occasione concessa.
Scaloni cambia, ma la sostanza resta
Lionel Scaloni annuncia tre cambi rispetto alla fatica di Capo Verde: rientrano Tagliafico, Paredes e Julián Álvarez. Sono ritocchi mirati per ritrovare freschezza, non rivoluzioni. Il messaggio è chiaro: si torna a un centrocampo di controllo e solidità, per evitare che l'Egitto possa colpire in ripartenza.
Proprio le ripartenze sono l'arma principale dei Faraoni: Salah e Marmoush sono veloci e abili negli spazi, e i due terzini argentini, Molina e Tagliafico, non sono immuni a queste incursioni. Se la partita si allunga, l'Egitto può creare pericoli concreti. E poi c'è la stanchezza: entrambe le squadre arrivano da 120 minuti, ma la capacità dell'Egitto di gestire lo sforzo fisico è già stata testata.






















