Nuova Zelanda — Belgio: il miraggio della goleada a Vancouver.
C'è una strana convinzione che aleggia intorno a questa partita decisiva per le sorti del Gruppo G. Le quote indicano un massacro calcistico, proiettando una goleada basata esclusivamente sulla gloriosa carta d'identità dei belgi. Ma i bookmaker sembrano aver cancellato dalla memoria le ultime prestazioni della squadra.
Chiedere ben quattro gol in una singola partita a chi, finora, ha faticato a costruire una ripartenza decente, è pura utopia. L'unica rete belga nel torneo è stato un autogol disperato dell'Egitto, nato dalla sola presenza fisica di Lukaku in area. Per il resto, abbiamo assistito a un giro palla di una lentezza estenuante, una sorta di ninnananna calcistica.
Il possesso palla sterile e l'infermeria in fibrillazione
Il problema tattico è evidente, nonostante si tratti di una sfida cruciale da dentro o fuori. L'assetto visto finora sembra amare il palleggio orizzontale infinito proprio di fronte a difese pigramente schierate. Manca totalmente la verticalità e, di conseguenza, manca la capacità di rompere le linee avversarie.
A complicare il quadro clinico della trequarti si aggiungono le incognite fisiche. Jérémy Doku convive con malanni recenti, mentre Trossard gestisce un polpaccio malconcio. Senza la loro brillantezza nel saltare l'uomo, l'attacco si riduce a prevedibili schemi telefonati; inoltre, la squalifica del difensore Ngoy impone ulteriori rattoppi dietro.
La trincea oceanica e il peso della tensione
Dall'altra parte, non c'è ragione per aspettarsi un ingenuo suicidio tattico. La Nuova Zelanda ha imparato la lezione dopo essersi sbilanciata eccessivamente contro le transizioni veloci egiziane. L'allenatore organizzerà quasi certamente un blocco difensivo basso e denso, un classico catenaccio per chiudere ogni varco.
Tutte queste dinamiche portano dritti verso una partita inevitabilmente bloccata, fatta di raddoppi esasperati e pochi spazi. Entrambe le squadre hanno disperatamente bisogno di punti per non salutare la competizione mondiale. Sotto questa pressione, prendere rischi sconsiderati nei primi minuti è fuori discussione.
Il divario tecnico tra le rose rimane innegabile, ma il rettangolo verde ci ha mostrato un Belgio incapace di travolgere le difese. Scommettere su un estemporaneo pallottoliere significa inseguire le illusioni del mercato. È il momento di approfittare di questo abbaglio e puntare contro la fiera del gol.














