Curaçao — Costa d’Avorio: il muro caraibico può reggere
Curaçao e Costa d’Avorio si prendono la scena del Mondiale 2026 con calcio d’inizio fissato a 25 giugno 2026, 22:00 CEST. Il cartello dice favorita africana, ma la lavagna sembra avere ancora negli occhi la scoppola contro la Germania.
Qui non sto cercando l’impresa romantica con violini e fuochi d’artificio. La scommessa lavora su una cosa più concreta: Curaçao può perdere, anche soffrendo, senza per forza uscire dal campo con un passivo pesante.
La partita può diventare una serratura difficile da forzare
Dick Advocaat non ha preparato una squadra da assalto alla diligenza. L’idea più credibile è ancora un blocco basso, con difesa folta, Eloy Room protetto da tanti corpi e ripartenze scelte con pazienza.
Il probabile assetto con cinque dietro e centrocampo stretto non è un invito alla festa per chi attacca. È più una porta blindata: magari la apri, ma prima devi trovare la chiave, poi il fabbro, poi pure il vicino che si lamenta.
Curaçao ha bisogno di vincere per tenere viva la sua storia, certo. Però Advocaat ha già fatto capire che buttarsi avanti senza criterio contro questa Costa d’Avorio sarebbe poco saggio, e il pareggio con l’Ecuador ha rinforzato questa convinzione.
Quel risultato non va letto come dominio, perché Room e la linea difensiva hanno lavorato parecchio. Ma è proprio lì il punto: la squadra ha dimostrato di saper restare dentro una gara sporca, lunga, piena di respiri trattenuti.
La Costa d’Avorio è superiore, ma non deve vincere di corsa
Emerse Faé ha parlato chiaro: niente rotazioni da gita scolastica, dentro la miglior squadra possibile per chiudere la qualificazione. Con Kessié, Sangaré, Amad Diallo e gli esterni offensivi, il vantaggio tecnico e fisico è evidente.
La Costa d’Avorio, però, in questo torneo ha mostrato più sostanza che grandine offensiva. Contro l’Ecuador ha dovuto aspettare il colpo giusto nel finale, mentre contro la Germania è stata competitiva senza trasformarsi in una macchina da assedio continuo.
Questo profilo conta molto per l’handicap. Per far saltare la nostra idea non basta una vittoria ivoriana: serve una vittoria larga, e non è lo scenario più naturale se Curaçao riesce a tenere il ritmo basso per un tratto lungo.
C’è anche il tema delle energie. Curaçao in passato ha sofferto quando la partita si è allungata e gli avversari hanno inserito gambe fresche, ma la Costa d’Avorio non ha l’obbligo tattico di inseguire una goleada se il risultato è sotto controllo.
L’assenza o il dubbio su Singo toglie qualcosa alla solidità e alla presenza difensiva ivoriana, anche se Doué resta una soluzione atletica. Non cambia il favorito, ma rende meno automatico immaginare una gara a senso unico senza sbavature.
Il valore sta nel ridimensionare il racconto della goleada
Il mercato sembra aver messo insieme il divario di classe e il ricordo della pesante sconfitta con la Germania. Capisco la tentazione: quando un risultato resta negli occhi, la quota a volte si comporta come un tifoso appena uscito dallo stadio.
Ma questa sfida ha un’altra trama. Curaçao non deve per forza alzare il baricentro subito, mentre la Costa d’Avorio può scegliere un lavoro paziente, fatto di ampiezza, duelli e controllo territoriale.
Il successo africano resta l’esito più logico, e non c’è bisogno di fare i poeti controvento. Però tra vincere e travolgere c’è un bel pezzo di campo, e in quel pezzo vive la giocata.
Mi aspetto una Costa d’Avorio superiore, capace di spingere soprattutto sulle corsie e di creare pressione nella ripresa. Ma mi aspetto anche un Curaçao organizzato, orgoglioso e abbastanza prudente da rendere cara ogni rete.














