Curaçao — Costa d'Avorio: i bookmaker sognano il tennis ma vincerà la noia.
I bookmaker hanno palesemente la memoria corta, o forse pericolosamente selettiva. Sono rimasti romanticamente ancorati al disastroso uno a sette incassato dal Curaçao contro la Germania, autoconvincendosi che ogni singola partita dei caraibici debba trasformarsi in un set tennistico. C'è un'ostinata voglia di spettacolo che finisce per distorcere clamorosamente le quote odierne.
Purtroppo per chi compila le linee al caldo nei propri uffici, la realtà tattica di questa sfida viaggia su frequenze decisamente più compassate e soporifere. Dick Advocaat, volpe d'altri tempi, ha capito l'antifona dopo l'imbarcata europea e ha opportunamente saldato le portiere del suo autobus davanti alla linea di porta.
L'autobus caraibico incontra il muro ivoriano
Lo abbiamo ammirato, per così dire, nello zavorrato e miracoloso zero a zero strappato ai danni dell'Ecuador. Il portiere Eloy Room ha trascorso una serata fantascientifica a sventare tiri su tiri protetto da un bunker arretrato e caotico, scolpito nel cemento armato dell'area di rigore.
Lo stesso scafato allenatore olandese ha ammesso candidamente che sarebbe un puro suicidio calcistico provare a giocarsela a viso aperto contro questi avversari. Se ti serve sperare in un miracolo per passare il turno, molto meglio aspettarlo rintanati nella propria trequarti dietro la trincea di uno sgraziato ma funzionale modulo a cinque.
Dall'altra parte del campo, persino l'avversario rema contro le pie illusioni di goleada del mercato. La Costa d'Avorio è lontana anni luce dal calcio champagne, dalle geometrie ubriacanti o dalla fluidità ossessiva sfoggiata dai tedeschi. La squadra di Emerse Faé è semplicemente una creatura pragmatica costruita sulla potenza atletica e su una pazienza logorante.
Ricordate infatti la sfiancante vittoria ivoriana contro i sudamericani al debutto? A questa squadra sono serviti ben novanta, agonizzanti minuti di pura e ruvida fatica fisica per cavare un misero ragno dal buco. Non hanno la minima utilità nel cercare di velocizzare freneticamente i ritmi, incassando vittorie solide grazie all'inerzia e ai duelli.
Niente fuochi d'artificio, solo duro lavoro
Il contesto del girone sigilla definitivamente questa nostra lettura letargica del match in programma a Philadelphia alle 22:00 CEST. Agli ivoriani basta fare il proprio dovere base: azzannare i contrasti, incassare il bottino pieno con cinica professionalità e staccare l'agognato pass d'accesso per la fase a eliminazione diretta.
Nessuno chiederà alla manodopera africana di trasformare questa partita in una fiera del gol solo per intrattenere le folle oceaniche in tribuna o compiacere i desideri dei quotisti. L'undici africano macinerà occasioni e poi si limiterà doverosamente ad addormentare la pratica e gestire le preziose energie nervose.
Ammetto di aver guardato per un istante con simpatia a un vantaggio generoso in favore dei caraibici. Tuttavia, affidare la scommessa alla speranza che una difesa abituata a crolli tardivi non disfi maldestramente la tela finale è roba per gente coraggiosa. Molto meglio punire l'ingenuità totale delle quote e mettersi comodi in poltrona.














