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La finale del mondo è arrivata, e mentre tutti sognano un'altra magia di Messi, io guardo il calendario: chi ha riposato di più? La risposta pende dalla parte spagnola.


La partita che nessuno voleva giocare può nascondere valore vero. Tra stanchezza inglese e l'ultimo saluto di Deschamps, la bilancia pende dolcemente verso i Bleus.


Due squadre che hanno fatto della sofferenza un'arte si sfidano per la finale. E quando in palio c'è tutto, il coraggio spesso resta in panchina insieme alle riserve.


Sulla carta è un festival del gol, con Mbappé, Yamal e compagnia. Ma le due squadre sono arrivate qui frenando, non sfoggiando: la logica suggerisce una partita a scacchi.


Un quarto di finale che profuma di scacchi più che di spettacolo: la Svizzera vuole rallentare tutto, e senza Manzambi le contromosse perdono il loro coltello più affilato.


Un quarto di finale a Miami tra chi non ha imparato a fare i clean sheet e chi non smette di segnare. La matematica emotiva punta dritta verso la rete.


Il mercato immagina un pomeriggio ricco di gol, io vedo una sfida da manuale della prudenza. Con due portieri di lusso e la Spagna versione «controllore», l'Under merita rispetto.


Il mercato immagina una passerella francese a due reti di scarto. Ma questa Francia, davanti a un blocco organizzato, sa solo faticare: la partita profuma di gol col contagocce.


A Vancouver si affrontano una difesa svizzera intatta e un attacco elvetico decimato dagli infortuni. Con due allenatori che predicano disciplina, il conto dei gol rischia di restare basso.


Il mercato tratta un successo argentino di due reti quasi come un lancio di moneta. Ma con una difesa egiziana rattoppata e un piano non da bunker, il quadro dice altro.


A Seattle si affrontano il pressing famelico dei padroni di casa e una difesa belga a corto di velocità. La ricetta perfetta per una serata da tanti gol.


Il mercato tratta la Spagna come se il recital contro l'Austria fosse la regola. Ma questo è un quasi-pareggio di classe, e il Portogallo ha argomenti per restare a un gol.


Ottavi di finale ad alta quota: crowd ostile, tuoni all'orizzonte e due allenatori che odiano il caos. Ecco perché la partita promette pochi gol.


Ancelotti insegue un tabù storico contro la Norvegia, ma senza Paquetá il centrocampo perde l'equilibrista. E dall'altra parte c'è chi non si limita a difendere: Ødegaard, Haaland, Nusa.


La Francia segna a raffica, ma chi le è di fronte finora ha giocato al gioco. Il Paraguay fa l'esatto contrario: e questo cambia i conti sul totale.


Il mercato dipinge un elegante scacchi vinto dal Marocco a ritmo di metronomo. Ma la realtà di questi ottavi è più caotica e più aperta di quanto la lavagna suggerisca.


Un favorito paziente contro un muro pensato per resistere, sotto il sole del Kansas: tutto congiura verso una partita a basso punteggio. E il tabellino, spesso, non mente.


Tutti vedono una goleada dei campioni. Ma Capo Verde ha fatto della porta inviolata la sua religione, e questo cambia parecchio le carte in tavola.


Un ottavo… anzi, un sedicesimo da knockout con due difese distratte e due attacchi ispirati. Vancouver promette spettacolo, e il mercato guarda altrove.


Talento contro pazienza, spettacolo contro attrito. In una notte da dentro o fuori a Toronto, i gol potrebbero essere merce rara: ecco dove il mercato guarda dalla parte sbagliata.
