USA — Belgio: la difesa lentissima dei Red Devils è un invito per gli americani

Attenzione, perché la partita degli ottavi tra Stati Uniti e Belgio nasconde un abisso tra ciò che dicono i tabellini e ciò che si vede in campo. I Red Devils sono arrivati fin qui per miracolo, e il miracolo ha un nome: due gol negli ultimi minuti dei supplementari contro il Senegal più un rigore al 125° assegnato dal VAR. Per 115 minuti il Belgio è stato dominato, lento, senza idee. Una squadra che barcolla non è una squadra da sottovalutare, ma quando il calendario mette davanti gli Stati Uniti con il loro ritmo, il fattore casa e un attaccante ritrovato come Balogun, i pericoli diventano reali.
Belgio, la forma è un'illusione: il Senegal ha mostrato la verità
Il dato cruciale è il rendimento reale del Belgio in questo torneo. Dopo un pareggio stentato con l'Egitto, uno 0-0 contro l'Iran che ha fatto storcere il naso, solo la goleada contro la Nuova Zelanda (5-1) aveva acceso qualche speranza. Poi, agli ottavi, contro il Senegal: una partita in cui Garcia e i suoi sono apparsi confusi, senza pressione, senza trame di gioco. I senegalesi hanno condotto il gioco fino al 93° minuto, poi due episodi fortuiti hanno ribaltato tutto.
Il problema del Belgio non sono i nomi — Courtois, De Bruyne, Lukaku ci sono — è il meccanismo. Garcia ha cambiato formazione quasi ogni partita e alla vigilia del match con gli USA si parla ancora di dubbi: Doku in panchina? Lukaku dalla panchina? Raskin al posto di Vanaken? Questa incertezza è il riflesso di una squadra che non ha trovato una identità solida, e che arriva a Seattle dopo 120 minuti giocati tre giorni fa.
USA, Balogun cambia tutto: ora il pressing ha un bersaglio
Dall'altra parte, gli Stati Uniti arrivano alla partita con una marcia in più. La conferma del rientro di Folarin Balogun — per il quale la FIFA ha sospeso la squalifica — è il colpo di scena che ridisegna l'attacco americano. Prima del verdetto, l'idea di un attacco senza un vero centravanti costringeva Pochettino a soluzioni alternative, come Pulisic falso nueve o Pepi titolare. Ora c'è un finalizzatore che tiene alta la linea difensiva avversaria, attacca la profondità e, soprattutto, fa respirare il pressing.
Perché è proprio il pressing il punto di forza della squadra di Pochettino. Gli americani rubano palla alto, con Adams e McKennie che aggrediscono il portatore, e con Pulisic e Tillman pronti a inserirsi alle spalle della linea. Il Belgio, con una difesa centrale che non eccelle in velocità (Mechele, Ngoy, Theate — nessuno è un fulmine), è il bersaglio ideale per questo tipo di aggressione. Lo ha confermato anche Sacha Kljestan, che conosce il calcio americano e ha messo in guardia i Red Devils: la difesa belga è lenta, gli USA esplosivi.
Il match ha tutte le carte in regola per essere un ottavo tirato, ma l'equilibrio dei bookmaker (quota 2,58 per la vittoria USA) non riflette fino in fondo lo stato delle cose. Il mercato rispetta ancora la tradizione e il blasone del Belgio, ma la partita, quella vera, si gioca sul campo del Lumen Field di Seattle, con 70mila americani che spingono. I numeri delle prestazioni, la fatica belga e l'energia USA dicono che il vantaggio è in maglia a stelle e strisce.




















