Australia — Egitto: il pareggio ha tutte le carte in regola

Australia ed Egitto si affrontano nei sedicesimi di finale dei Mondiali 2026 in una partita che la vigilia presenta uno scenario molto più aperto di quanto i bookmaker lascino intendere. La linea vede l’Egitto leggermente favorito, ma basta scorrere l’infermeria dei Faraoni per capire che il pronostico è costruito su una reputazione ormai superata dagli eventi.
I buchi neri dell’Egitto
L’Egitto arriva a Dallas con tre assenze pesanti nel reparto arretrato: il terzino sinistro Ahmed Fattouh, il centrale Mohamed Abdelmonem e il perno di centrocampo Mohannad Lasheen non ci saranno. A questi si aggiunge l’incognita Mohamed Salah, uscito acciaccato dalla partita contro l’Iran e reintegrato solo parzialmente in settimana.
Senza questi pilastri, la solidità difensiva egiziana diventa un punto interrogativo. Yasser Ibrahim e Hossam Abdel-Meguid possono essere servizievoli, ma l’Australia ha un piano chiaro: sfruttare fisicità e palle inattive con Souttar e Circati. I numeri dicono che l’Australia ha già messo in difficoltà difese ben più attrezzate, come la Turchia e il Paraguay.
L’Australia non è una vittima designata
La selezione di Popovic ha mostrato un’identità tattica chiara: un 3-4-2-1 compatto, con Volpato e Bos come principali fonti di creatività e la fisicità di Souttar e Irvine sui calci piazzati. Contro il Paraguay hanno retto senza mai soffrire più del dovuto, segno che sanno gestire le gare chiuse.
Anche il momento di forma del portiere Patrick Beach è un fattore: ha parato molto nei primi tre match e dà sicurezza al reparto. L’assenza di Leckie e Italiano è un colpo alla profondità, ma l’undici titolare resta competitivo e motivato: l’Australia non ha mai vinto una partita a eliminazione diretta ai Mondiali, e questa è la migliore occasione.
In una gara a eliminazione diretta, la prudenza iniziale è la norma. Entrambe le squadre sanno che un errore può costare carissimo, e l’istinto di non scoprirsi porta spesso a primi tempi bloccati. Il pareggio, con una quota intorno a 2,97, è un risultato che il mercato sta sottovalutando, spinto dalla nomea dell’Egitto e non dalla sua condizione attuale.




















