Giordania — Algeria: la fiera del possesso palla senza attaccanti
I quotisti si sono fatti incantare dal fascino drammatico dello scontro a eliminazione nel girone J. Si aspettano una battaglia epica e aperta, prezzando la linea dei gol come se fossimo di fronte a un flipper impazzito tra due potenze offensive. La realtà nuda e cruda è che stiamo per assistere a una delle sfide più impacciate e sterili di tutto il torneo, dove l'urgenza di fare punti si scontrerà con l'incapacità cronica di finalizzare.
Il possesso palla orizzontale come stile di vita
L'Algeria arriva a questo appuntamento con un problema strutturale ai limiti dell'assurdo. I nordafricani hanno perso per infortunio Mohamed Amoura, che guarda caso era l'unico pedina della rosa con la brillante idea di attaccare la profondità correndo palla al piede. Senza il suo strappo esplosivo, l'intero piano tattico algerino si affloscia in un attimo.
Senza corse nello spazio, la manovra si riduce a un trionfo di passaggi lenti, corti e rigorosamente orizzontali. Il mister Petkovic si ritrova di fatto a pregare che il trentacinquenne Riyad Mahrez decida di inventarsi la giocata magica da fermo. Il tutto mentre devono cercare di superare gli unici cinque difensori giordani, schierati a testuggine al limite dell'area.
La strategia della preghiera in contropiede
Se l'Algeria piange per i suoi limiti, la Giordania non ha certo motivo di organizzare parate trionfali. Si sono presentati a questa Coppa del Mondo lasciando a casa per motivi fisici la loro punta di diamante, Yazan Al-Naimat. La sua assenza prolungata ha trasformato l'intera fase offensiva giordana in una sorta di atto di fede calcistico.
Il raffinato schema tattico asiatico è degradato a un banale e disperato lancio lungo. L'istruzione principale sembra essere quella di calciare il pallone nella direzione generale di Mousa Al-Taamari, sperando che un miracolo si compia. Un approccio non propriamente letale, specialmente quando l'obiettivo del match è rintanarsi e assorbire pressione per ottanta minuti buoni.
Uno scontro basato sull'attesa infinita
Mettendo insieme queste due truppe svuotate di talento offensivo, otteniamo il cocktail perfetto per il torpore tattico. Avremmo anche potuto considerare un vantaggio con handicap per la Giordania, giusto per punire la costante e ingiustificata sopravvalutazione della rosa algerina da parte del mercato.
Tuttavia, prevedere che lo score rimanga a lungo inchiodato offre prospettive nettamente migliori rispetto all'incubo di subire gol per caso nel finale. Nessuna delle due formazioni possiede attualmente gli strumenti adatti per cambiare marcia o segnare a ripetizione. Sarà una partita spigolosa dove la creatività prenderà un lungo giorno di permesso.














