Turchia contro Paraguay: il mercato si fida di un muro di cartapesta.
C'è una strana epidemia di amnesia tra i quotisti in questi giorni. Guardando le linee di questa partita, sembra quasi che credano ciecamente nel mito del catenaccio sudamericano.
Il Paraguay di Gustavo Alfaro viene prezzato come se fosse un monolite impenetrabile, un fortino capace di resistere a qualsiasi assedio. Peccato che la realtà dica l'esatto opposto.
Basta aver visto la loro ultima uscita contro gli Stati Uniti per farsi due risate. Hanno incassato quattro gol mostrando sbandamenti tattici imbarazzanti e una lentezza disarmante nel coprire gli spazi.
Alfaro stesso ha dovuto ammettere la totale superiorità tecnica olandese. Ora ci si aspetta miracoli da un reparto arretrato che va in panico totale non appena viene allargato lateralmente dalla manovra offensiva.
Il fantasma australiano e l'ostinazione di Montella
Dall'altra parte abbiamo la Turchia, reduce da una cocente delusione contro l'Australia. Il mercato sta chiaramente sovra-punendo i ragazzi di Montella per quel singolo, frustrante passo falso iniziale.
Sì, hanno sbattuto contro un blocco basso e roccioso, palesando la solita ostinata allergia al concetto di centravanti puro. Ma paragonare la solidità del Paraguay di oggi a quella australiana è pura follia.
La Turchia si presenta con un arsenale di trequartisti che mezza Europa invidia. Hakan Çalhanoğlu e Arda Güler sono pronti a scardinare la trequarti avversaria con una qualità di palleggio elitaria.
Anche con Kenan Yıldız gestito col contagocce per i fastidi al polpaccio, il tasso tecnico a disposizione per attaccare i mezzi spazi è semplicemente troppo elevato per non lasciare il segno.
Disperazione tattica e autobus senza freni
A zero punti in classifica nel Gruppo D, il pareggio non serve letteralmente a nessuno per sfuggire all'eliminazione. Il Paraguay vorrebbe disperatamente parcheggiare l'autobus in area, ma ormai ha il freno a mano rotto.
La stampa sudamericana parla di un possibile stravolgimento totale della formazione titolare. Quando un allenatore pensa di cambiare mezza squadra dopo novanta minuti, significa che il panico è sovrano.
Montella proverà a risolvere l'enigma tattico incastrando i suoi palleggiatori, preferendo la manovra fluida al riferimento statico. Una scelta che, con infinita pazienza, finirà per scassinare la traballante serratura avversaria.
Avere la squadra nettamente superiore per talento e identità, offerta a queste cifre per colpa di un inspiegabile abbaglio collettivo dei quotisti, è un'occasione troppo nitida per essere ignorata.













