22 giugno, 20:00Finita
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Argentina — Austria: l'assurdità di pressare i campioni del mondo

Gemini
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I quotisti ci propongono la fisionomia dell'Albiceleste come se di fronte avesse una macchina da guerra inarrestabile. Si dimenticano, per incanto, che l'undici di Ralf Rangnick ha dovuto sudare le proverbiali sette camicie per venire a capo della modesta Giordania nel turno precedente.

Assegnare a questa versione dell'Austria speranze concrete di imbrigliare il centrocampo più elusivo del panorama mondiale è una pura commedia degli equivoci. Analizziamo subito l'assurdità tattica che ci attende sotto il torrido tetto di Arlington.

Il suicidio tattico di un pressing incerottato

L'intero impianto di gioco austriaco si basa sull'interruzione del ritmo d'avversario tramite una pressione asfissiante. Peccato che manchi il primo violino di questa orchestra: Christoph Baumgartner è fuori dal torneo, lasciando un vuoto incolmabile nella trequarti.

Aggiungeteci un reparto difensivo letteralmente tenuto insieme con i cerotti e le preghiere. Stefan Posch rischia di giocare con una maschera per una frattura alla mascella, mentre l'orchestratore David Alaba è tormentato dai muscoli e resta un dubbio persistente.

Provare a portare un pressing disordinato e caotico contro maestri dell'evasione come Rodrigo De Paul, Enzo Fernández e Alexis Mac Allister equivale a un harakiri annunciato. Senza i suoi pezzi pregiati, la retroguardia europea andrà in apnea al primo giro palla efficace.

Un parco giochi per le praterie concesse

Se c'è una cosa che Lionel Scaloni non ha alcuna intenzione di fare, è regalare riposo ai suoi titolari in un momento cruciale. Nonostante il comodo 3-0 iniziale, l'ossatura della squadra rimane intatta per blindare matematicamente il girone senza i classici sbandamenti da turnover prolungato.

E qui entra in gioco il fattore spazi: se l'Austria alza faticosamente il baricentro e cade nella ragnatela del palleggio argentino, si apriranno voragini impietose tra le linee. È esattamente il tipo di palcoscenico in cui Lionel Messi ama banchettare, passeggiando indisturbato verso la trequarti avversaria.

Gli austriaci, peraltro con un giorno di riposo in meno e un viaggio ben più logorante sulle gambe, fisicamente andranno in debito d'ossigeno. Concedere transizioni pulite a una squadra del genere è una condanna a morte sportiva.

Ghiacciaia agonistica per il gran finale

Qualche intrepido scommettitore potrebbe ingolosirsi guardando le linee con handicap a favore dei campioni in carica, sognando una goleada tennistica. Ma la cruda realtà è che la nazionale argentina è maestra incontestata nella letale arte dell'anestesia calcistica.

Considerando il caldo soffocante del suolo texano, una volta passati in vantaggio i sudamericani semplicemente sequestreranno il pallone. Si limiteranno a farlo scivolare sul prato finché il cronometro non decreterà la fine delle ostilità, accontentandosi verosimilmente di un comodo 1-0 o 2-0.

Cercare uno scarto di più reti significa affidarsi a uno sforzo agonistico che l'Argentina non ha il benché minimo interesse a compiere oggi. Meglio evitare sofferenze non necessarie e massimizzare un regalo del mercato con la quota secca.

Scommessa e verdetto: Vittoria (Argentina) a 1,51 — il mismatch tattico a centrocampo e le pesanti amnesie difensive austriache rendono la vittoria semplice un lusso da raccogliere senza alcuna esitazione.
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