Nuova Zelanda — Egitto: la sagra del gol mancato, ovvero perché conviene l'Under
Il Gruppo G è una di quelle storie che il calcio scrive per ricordarci che le gerarchie esistono solo sulla carta. Prima giornata: Egitto e Belgio si dividono la posta, la Nuova Zelanda strappa un 2-2 all'Iran.
Poi un sornione Belgio-Iran 0-0 a rimescolare tutto. Risultato: quattro squadre ancora imbattute e questa sfida che vale, di colpo, la vetta. Chi vince comanda; chi pareggia tiene vivo il sogno di tutti.
Insomma, lo scenario perfetto per una partita tesa, calcolata, dove nessuno ha voglia di scoprire il fianco per primo. Tenetelo a mente.
L'Egitto del gol solitario
Il mercato incorona l'Egitto favorito, e sulla classe individuale fa benissimo: Salah, Marmoush, Ashour sono di un'altra categoria rispetto a un avversario fatto di onesti professionisti tra A-League e medio-bassa Europa.
C'è però un dettaglio che la quota dimentica con elegante distrazione. Questo Egitto ha segnato esattamente un gol in ciascuna delle ultime cinque uscite: una regolarità da metronomo svizzero, più che da rullo compressore.
È una squadra che vive di blocco basso, concentrazione e ripartenze affidate al destro di Salah. Contro il Belgio ha sfiorato il colpaccio difendendo e colpendo, non travolgendo. Hossam Hassan lo dice senza giri di parole: la sua squadra cerca "equilibrio tra difesa e attacco", non una sparatoria.
I kiwi e l'arte di non sfondare i muri
La Nuova Zelanda, dal canto suo, è pericolosa nel caos: contro l'Iran è andata avanti due volte, con Wood riferimento e Just a colpire negli spazi. Brava nella confusione, dunque.
Il problema arriva quando di fronte c'è una difesa ordinata e compatta — esattamente ciò che l'Egitto offre. Lì la produzione offensiva degli All Whites si fa magra e prevedibile.
L'assistente Simon Elliott ha pure svelato il piano: il modo migliore per gestire Salah è "tenere la palla" e pressare "al momento giusto". Tradotto: niente partita aperta, grazie.
Bazeley invita i suoi a non lasciarsi schiacciare dall'occasione; Hassan parla di "match-perno del Mondiale". Due allenatori che descrivono una partita a scacchi, non una corsa al gol.
Ho valutato anche l'Egitto −1,5, ma chiedere a chi fatica a segnare due reti di vincerne una per distacco contro un avversario fisico e temibile sulle palle alte è pura poesia. L'Under racconta la stessa storia, ma in modo più onesto e con quota migliore.













