Svizzera — Bosnia ed Erzegovina: il festival della tattica inganna i bookmaker.
Scorrendo le linee per questa partita del 18 giugno 2026, 21:00 CEST, viene il sospetto che i bookmaker abbiano confuso il calcio con l'hockey. Ci propongono quote che urlano spettacolo e reti a profusione, aspettandosi il dominio totale. Eppure, basta guardare ai recenti disastri tattici delle due squadre per sorridere.
La Svizzera ci viene dipinta come una schiacciasassi pronta a travolgere gli avversari fin dal primo minuto. Peccato che l'undici di Murat Yakin abbia sviluppato un'incredibile e ostinata allergia al colpo del ko. Creano un'infinita mole di gioco, ma poi puntualmente si addormentano cullati dai propri passaggi.
Il trionfo della noia orizzontale
Contro il Qatar abbiamo assistito a un vero e proprio capolavoro di autolesionismo calcistico. Dopo aver trovato meritatamente il vantaggio, i rossocrociati hanno iniziato un estenuante e sterile torello orizzontale. Manca drammaticamente la cattiveria sotto porta, trasformando il predominio territoriale in pura accademia.
La stampa elvetica invoca un gioco meno cervellotico, ma il tecnico preferisce affidarsi testardamente alla vecchia guardia. Vedremo certamente un gran possesso palla gestito da Granit Xhaka. Tuttavia, per scardinare un blocco difensivo basso serve ben altro che un noioso monologo privo di cambi di ritmo concreti.
Barricate e pullman parcheggiati
Dall'altra parte, la Bosnia ed Erzegovina non scenderà certo in campo per deliziare l'estetica degli spettatori. Si schiereranno con un granitico, rude e compattissimo quattro-quattro-due. L'unica missione sul taccuino di Barbarez è parcheggiare il pullman davanti all'area e spazzare via ogni fastidio volante.
Il rientro a pieno regime di Edin Džeko è la ciliegina sulla torta di questo piano gloriosamente conservatore. Il veterano regala preziose sponde di testa per far rifiatare la retroguardia, ma di fatto azzera la velocità nelle ripartenze bosniache. Dimenticatevi i contropiedi fulminei in campo aperto: vedremo solo possessi compassati.
I balcanici sanno benissimo che uno scialbo pareggio a reti bianche varrebbe letteralmente oro. Lasceranno disperatamente l'iniziativa agli svizzeri, sapendo che batteranno la testa contro un muro. Si aggrapperanno alle palle inattive per pescare il jolly, sperando in un'altra rovinosa amnesia degli elvetici da palla ferma.
Un copione bloccato in partenza
Aspettarsi che la Svizzera passeggi sugli avversari significa ignorare la sua pericolosissima abitudine a complicarsi inspiegabilmente la vita. Allo stesso tempo, puntare su eroiche cavalcate bosniache è pura utopia, considerato che su azione manovrata pungono meno di una zanzara a dicembre.
Lo scenario inevitabile è un possesso palla velleitario contro due linee difensive praticamente incollate assieme a protezione dell'area di rigore. Un braccio di ferro tattico, ruvido e privo di sussulti, dove ogni singolo tiro nello specchio della porta sembrerà un evento raro e prezioso.








