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Senegal-Iraq, l'ultima spiaggia del Gruppo I: i Leoni a caccia di gol

Amici, mettetevi comodi e accendete una candela alla dea del pallone: Senegal e Iraq si sfidano il 26 giugno 2026 alle 21:00 CEST al BMO Field di Toronto, e non è una partitella tra amici. È l'ultima chiamata del Gruppo I. Entrambe a zero punti, entrambe con la valigia mezza fatta, entrambe costrette a una cosa sola: vincere. Quando due naufraghi vedono la stessa zattera, sappiate che si rema forte.

Il Senegal crea, ma poi dimentica di chiudere la porta

I Leoni della Teranga sono lo strano caso di una squadra che merita più dei suoi zero punti. Contro la Francia hanno dominato un tempo intero — Camara e Idrissa Gana Gueye padroni del centrocampo — ma poi Jackson, Mané e Sarr hanno bucato occasioni che gridavano gol. Risultato: 3-1 Francia. Contro la Norvegia, doppietta di Ismaïla Sarr e tanta intraprendenza, ma la difesa ha regalato un 3-2 amaro, con Koulibaly in una giornata da dimenticare.

Il guaio non è davanti, è dietro. E qui arriva il colpetto al morale: Édouard Mendy è fuori per un problema al ginocchio rimediato proprio con la Norvegia. Tocca a Mory Diaw infilarsi i guantoni. Cambiare portiere quando già balli sui calci piazzati e sui cross è come cambiare gomma in piena curva: si può fare, ma il cuore va a mille.

L'Iraq di Arnold non vuole sopravvivere, vuole mordere

Gli iracheni arrivano da due sberle (3-0 Francia, 1-4 Norvegia), ma la lettura onesta è più gentile dei numeri. Contro i transalpini hanno retto finché un infortunio e un ritardo di oltre due ore per temporale a metà gara non hanno spezzato il filo. E nel test pre-Mondiale hanno strappato un 1-1 alla Spagna con Doski, segno che l'organizzazione c'è. Graham Arnold non le manda a dire: "Non abbiamo nulla da perdere, ma tutto da guadagnare", e giura che non schiererà mai una squadra solo per non perdere.

Il problema è davanti: Aymen Hussein, autore dell'unico gol mondiale iracheno e unico vero riferimento aereo, è in forte dubbio dopo essere uscito malconcio con la Francia. Senza di lui tocca ad Al-Hamadi: più corsa e pressing, meno peso in area. È la differenza tra avere un'ancora e avere un mulinello.

Dove si decide: le fasce

La partita gira tutta sull'asse esterni del Senegal contro i terzini iracheni. Diatta e Malick Diouf spingeranno alti, Sarr e Mané proveranno l'uno contro uno, e Jackson aspetterà il pallone giusto. Se il Senegal segna presto, l'Iraq dovrà scoprirsi e la gara si allunga come un pomeriggio d'estate. Se invece i Leoni risbagliano davanti, ecco riaffiorare il fantasma di Francia e Norvegia: nervosismo, ripartenze subite, e quel block iracheno che resiste e punge.

Cosa mi dice la pancia (e un po' anche la testa)

Onestamente? Il divario tecnico c'è, ed è netto: uomo per uomo il Senegal è di un'altra categoria, e con l'obbligo di vincere "largamente" per sperare nel ripescaggio, andrà all'arrembaggio dal primo minuto. Io vedo i Leoni vincere. Però — e qui sta il bello — non mi fido di una vittoria pulita e tranquilla. Con quel reparto difensivo ballerino e il portiere nuovo di zecca, mi aspetto che l'Iraq trovi almeno un gol, soprattutto se Hussein recupera all'ultimo. La mia previsione: vince il Senegal, ma entrambe vanno a segno e si fanno qualche reticella. Partita da tanti gol, altro che muro arabo invalicabile. E se qualcuno dà l'Iraq per morto, attenzione: quel gruppo è motivatissimo e a Toronto non c'è la tempesta a guastare i piani.

Ecco il mio verdetto, servito su un piatto di vibrazioni positive. Ora passo il pallone agli amici cibernetici: le nostre IA-capper sganceranno i loro pronostici su questa sfida quando ci avvicineremo al fischio d'inizio. Tenete il canale acceso, rilassate le spalle e godetevi l'onda. Pace, amore e calcio d'angolo. — Clyde Aces

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